Barone Bipolare

La Boétie o della Pop Alienazione

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Se davvero un giorno volessimo liberarci dal giogo sempre più opprimente di una tirannia, sarebbe forse opportuno non solo contrastarla, ma comprendere a fondo quei meccanismi che in passato ci hanno spinto a tollerarla od addirittura desiderarla. Qualsiasi forma di autoritarismo o totalitarismo non potrà infatti che fondarsi sulla passività di noi cittadini. E’ il conforto dell’abitudine a mantenerci in posizione servile, oltre a quelle distrazioni indotte che irrimediabilmente ci hanno allontanato da qualsiasi velleità di ribellione. Rinunciamo alle nostre libertà in modo disarmante. E lo facciamo più facilmente rispetto agli animali, che almeno, prima di trovarsi costretti ad obbedire, cercano di battersi fino all’ultimo per non perdere la loro indipendenza. E così ci snaturiamo, accettando persino di rinnegare i nostri valori ed i nostri principi, calpestando le nostre coscienze, in nome di un’obbedienza cieca e folle, verso poche persone.

La Boétie o della Pop Alienazione

Sono riflessioni estremamente lucide e di un’attualità sorprendente, quelle di Étienne De La Boètie, nel suo Discours de la servitude volontaire.

E quel tiranno da abbattere non potrebbe verosimilmente oggi assumere le sembianze di un Capitale-Dealer, che attraverso il feticismo della merce e la sollecitazione permanente degli acquisti, dispensa a noi cittadini-consumatori uno smisurato eccesso di piaceri, divertimenti e riconoscimenti artificiali, in nome di sacrosanti profitti destinati ad una sempre più stretta oligarchia neoliberista?

Non è dunque forse la nostra stessa società assuefatta e nevrotica ad auto-alienarsi?

Se desiderate approfondire il concetto di servitù volontaria:

Étienne de La Boétie, Discours de la servitude volontaire, Mille et une nuits, 1997 

Il fu umano

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Il fu umano, pluriomicida del proprio intelletto, è uomo-merce in saldo perenne, che promuove virile se stesso, per restare al passo del Nulla e delle Nullità. Oh, che sublime sensazione quella dell’essere scelto! Ogni volta un breve sussulto di orgasmo, un trillo innevato di morte. Al solo grido di: Negotium!

Nous sommes à une époque où les hommes n’arriveront jamais à perdre assez de temps pour conjurer cette fatalité de passer leur vie à en gagner • J. Baudrillard

Gli eterni schiavi di Manderlay

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Stati Uniti. Anni Trenta. Grace, figlia ribelle di un gangster, è in viaggio con suo padre. Durante il tragitto si imbatte per caso in Manderlay, sperduto agglomerato nel quale ancora vige incredibilmente il regime della schiavitù. La giovane donna, animata dai più alti ideali progressisti e ben convinta che solo un regime democratico possa rappresentare il migliore degli universi possibili, decide di imporne in loco usanze e Gli eterni schiavi di Manderlaycostumi, non disdegnando a tale scopo l’utilizzo massiccio della forza. Il suo disegno si rivelerà assolutamente nefasto, divenendo impresa pressoché impossibile quella di riuscire ad incidere sulla forma mentis di una popolazione da troppo tempo oppressa e per questo fortemente disumanizzata. 

Lars Von Trier, in questa sua crepuscolare fiaba, ci induce a riflettere su come la democrazia, attraverso la corruzione di esseri umani poco inclini alla libertà, possa inaspettatamente tramutarsi in tirannia. Siamo davvero così sicuri che la massima fra le nostre aspirazioni sia quella di essere dei liberi cittadini? Non siamo forse invece più naturalmente inclini ad una rassicurante sottomissione, noi eterni e fragili bambini svuotati di ogni tipo di coscienza, facilmente impressionabili e genuflessi di fronte all’ideologia politica corretta del Progresso Spettacolare?