Marta Pasquetti ha scherzosamente giocato con me, nel Lavoro come specchio di sé.

Marta adora le piante, quando insistono nell’occupare spazi che non appartengono loro. Predilige in una città lo stato di abbandono, quando questo coincide con la costruzione di un vissuto. Riesce a capire le persone, solo dopo aver dimenticato ciò che ha già imparato.