In Francia è divenuto in poco tempo un vero e proprio caso letterario. La Piste Pasolini (Éditions des Équateurs, 2015), è l’opera prima di Pierre Adrian, fresco vincitore del prestigioso Prix des deux Magots 2016.

Incontro Pierre al Lucernaire(53, rue Notre-Dame-des-Champs), per la sua prima intervista destinata al pubblico italiano, che concede in assoluta esclusiva al Barone Bipolare.

Carissimo Pierre, sono veramente felice di poterti conoscere. Vorrei innanzitutto ringraziarti per avermi fatto riscoprire Pasolini, attraverso gli occhi di un ragazzo dell’oggi. Come è stato concepito il tuo La piste Pasolini?

La Piste Pasolini nasce prima di tutto da un bruciante desiderio di scrivere. Da diversi anni tengo un diario, dove quotidianamente annoto i miei pensieri e non solo. Essendo io un giornalista, posseggo infatti una naturale predisposizione alla scrittura, agli incontri, alle interviste, ai ritratti e in generale a tutto ciò che possa contribuire alla creazione di un’atmosfera. Poi un giorno, quasi per caso, mi sono imbattuto in Pasolini. Come ho avuto occasione di raccontare nel libro, non è stato un colpo di fulmine immediato. Ma in seguito non ho potuto fare a meno di immergermi sempre di più nella lettura delle sue opere e ne sono rimasto letteralmente rapito. Da subito ho avvertito l’esigenza di andare a visitare certi luoghi : volevo disperatamente conoscere quell’Italia descritta nei suoi poemi di gioventù, volevo ammirare da vicino quelle Prealpi che dominano il Friuli e, naturalmente, volevo conoscere Roma. Sino ad ora nessun autore era stato capace di suscitarmi una tale reazione. Ci ho riflettuto. Scrivere un libro a 23 anni mi era apparsa dapprima impresa ardua, ma grazie al sostegno e all’incoraggiamento di alcuni amici, ho deciso di lanciarmi in questa avventura. Tutto è avvenuto molto rapidamente. Sono partito in Gennaio. Il mio soggiorno è durato due settimane. A Febbraio ho cominciato a scrivere e a Giugno ho consegnato la prima stesura del libro alla mia casa editrice.

Come arriveresti a descrivere il tuo rapporto speciale con Pasolini?

Spesso si ama ricercare in un autore un rapporto sia genitoriale che di amicizia. La mia esperienza in questo caso può essere definita come qualcosa di più puramente anarchico. In Pasolini infatti, non è presente la figura del Padre, non avendo egli avuto dei figli, e questo si percepisce chiaramente. Per me è e resterà sempre come un fratello d’armi, colui con il quale è possibile condividere molte battaglie. È stato lui ad aprirmi gli occhi una volta di più su quelle che erano già delle nette sensazioni, riguardo al mondo circostante : nella fattispecie, la difficoltà di vivere in una società vittima dell’individualismo sfrenato, del consumo e del dover per forza assomigliare a tutti, prendendo atto ogni giorno di più di una cultura omologata, media, marcia. Non ritengo Pasolini un intellettuale. Lo considero essenzialmente un poeta. Che mi ha toccato, arrivandomi dritto al cuore. Sono molti gli intellettuali oggi, ma pochi i poeti. Quante volte durante una giornata, riusciamo a parlare veramente con il cuore? L’epoca odierna manca terribilmente di poesia. Di verità, di emozione. Di purezza. Non possiamo continuare ad ignorare questo stato di cose. Il mio rapporto con Pasolini è esattamente quello che si può intrattenere con un fratello maggiore : si potrà provare nei suoi confronti una smisurata ammirazione, ma anche litigarci ferocemente, cadendo in preda ad una profonda collera che in certi momenti porterà addirittura a rifiutarlo, ma alla fine non potremo far altro che perdonarlo. Anche oggi, dopo che qualche mese è passato dall’uscita del mio libro, vorrei finalmente pensare ad altro, ma in un modo o nell’altro mi trovo sempre a dover fare i conti con lui e non riesco a liberarmene.

LA PISTE PASOLINI

Nel tuo libro parli di un tuo vorace appetito per la vita, di un male di vivere che Pasolini dipinge meravigliosamente. Uno stato di ansia che deriva da un grandissimo amore per l’esistenza. 

Il mio attaccamento alla vita assume le sembianze di un amore materiale ed estremamente sensuale. Spesso amo troppo quello che mi succede ed ho semplicemente paura che finisca. È un fenomeno che sperimento quotidianamente anche nelle più piccole cose : se mi capita ad esempio di trascorrere una bella serata, il semplice fatto di sapere che essa potrà avere un termine, riesce a procurarmi uno stato di angoscia. Tutto ha una fine. È proprio la nostra limitatezza, a volte, a renderci maledettamente vulnerabili. Siamo esseri limitati in un mondo dove al contrario tutto sembra essere illimitato : si può utilizzare la terra in maniera illimitata, si può fare del commercio e guadagnare in maniera illimitata, si possono avere relazioni illimitate. Avere una piena consapevolezza di tutto ciò, può procurare certamente un’atroce sensazione di solitudine. Ma se di colpo riuscissimo a sconfiggere e a domare totalmente ogni tipo di angoscia, questo significherebbe anche aver rinunciato definitivamente alle nostre illusioni e alla nostra giovinezza. Non è chi è vicino alla morte ad averne paura, ma chi ne è più lontano.

“Sono pessimista con l’intelligenza, ma ottimista per la volontà”. Nella tua ricerca di Pasolini ad un certo punto non puoi fare a meno di citare Gramsci.

Mi sono imbattuto in lui leggendo appunto Le Ceneri di Gramsci, il primo poema in lingua italiana di Pasolini. Penso che Gramsci incarni alla perfezione il desiderio politico di Pasolini e che lo abbia assolutamente influenzato nel suo pensiero. Credo che Gramsci abbia vivacemente compreso l’importanza dell’utilizzo della lingua per poter affrontare al meglio certe battaglie e per comprendere gli altri. Difendere una lingua significa difendere tutto quello che sta dietro un popolo. Difendere una lingua vuol dire difendere un operaio. Difendere un operaio significa soprattutto difendere un’anima.

La frase che ho citato non merita nessuna spiegazione, talmente è chiara. Se restiamo chiusi in casa a leggere libri e giornali, avremmo tutto per lamentarci. La volontà è vita. Non si può vivere che attraverso la nostra forza di volontà.

Pierre Adrian La Piste Pasolini

Pierre Adrian

L’ultimo Pasolini propone a gran voce di abolire definitivamente la scuola dell’obbligo e la televisione. Sei dello stesso avviso?

Pasolini come al solito è molto radicale nel suo pensiero e lo conduce ad estreme conseguenze. Io penso che oggi la scuola possa salvare un ragazzo, ma anche distruggerlo. Se insegna male una lingua lo distrugge. Se è portatrice di una cultura svenduta e omologata potrà annientarlo. E credo certamente che quella sua innata tendenza a categorizzare debba essere considerata come un fenomeno estremamente negativo. Per ciò che mi riguarda, a scuola non sono mai andato bene e ho sempre ricevuto dei voti impietosi. Mi sono spesso sentito ai margini, ma ho combattuto mille battaglie insieme ai miei amici. Abbiamo fatto un sacco di stupidaggini, prendendoci spesso gioco dell’istituzione scolastica, senza smarrire la nostra fantasia. Questo non mi ha poi impedito di scrivere un libro. Abolire definitivamente la scuola mi sembrerebbe eccessivo. In fin dei conti, in certi frangenti, può anche essere utile ed educativo avere un potere a cui rapportarsi. Ed ogni volta che un bravo e appassionato professore di una sperduta scuola di periferia riuscirà a far incontrare un autore ad un allievo, allora lo avrà salvato.

Per ciò che concerne la televisione invece la mia posizione è netta. È semplicemente qualcosa di abominevole. Purtroppo rappresenta un’efficace arma per lo Stato e non verrà mai abolita. E cosa per me ancor più inaccettabile è che spesso all’interno di essa lavorino delle persone certamente non prive di mezzi culturali. Si dilettano magari a leggere Foucault, ma allo stesso tempo hanno la piena responsabilità di diffondere una cultura-spazzatura. Sono sicuro che la maggior parte di loro non possiede nemmeno un televisore a casa. È come dare da mangiare a dei maiali, senza nemmeno degnarsi di sfiorare quel cibo “generosamente” offerto.

Pierre Adrian La Piste Pasolini

Gerardo Maffei e Pierre Adrian

Pasolini non ha mancato di denunciare aspramente il cosiddetto “genocidio delle culture viventi”. Che cosa è cambiato oggi rispetto agli anni ’70? 

Penso che la situazione sia ampiamente peggiorata. Ma credo anche che si possa percepire nell’aria una maggiore presa di coscienza. Sono molti i giovani che si rifiutano di aderire ai modelli imposti. Bisognerebbe essere ciechi di fronte a quella specie di piovra che è il potere politico. E purtroppo nella maggior parte dei casi il rifiuto di questo sistema si trasforma drammaticamente in depressioni e suicidi. Il mondo potrà salvarsi solo grazie alla poesia e alla letteratura.

Qual è Pierre, secondo te, la più grande lezione che possiamo trarre da Pasolini?

Lo dico alla fine del libro: la gioia. Per gioia non intendo il benessere. È qualcosa di diverso. È una pace interiore. Estasi. Euforia. La gioia è l’ebbrezza del cuore. Un grande e disperato amore per la vita. Grazie a Pasolini possiamo essere davvero gioiosi e proveremo una gioia infantile che non sarà mai la stessa. Ci sentiremo freschi. Come nuovi. Esattamente come lui. Mi viene in mente proprio quella fontana a Casarsa, descritta in una delle sue prime poesie : quanta gioia e quanta purezza, quanta musica e quale freschezza in quel movimento dell’acqua!

L’intervista è finita, Pierre. Pasolini mi ha salvato la vita infinite volte, ma oggi, dopo aver parlato con te, mi sento ancora meglio. Grazie Pierre, grazie di cuore.

La traduzione dal francese all’ italiano di questa intervista è stata realizzata da Gerardo Maffei.

 

Se volete riscoprire Pier Paolo Pasolini attraverso gli occhi del giovane Pierre Adrian:

Pierre Adrian, La Piste Pasolini, Éditions des Équateurs, 2015

 Sulla vita e sulla morte di Pier Paolo Pasolini:

Enzo Siciliano,Vita di Pasolini, Mondadori, 2005

Nico Naldini, Breve vita di Pasolini, Guanda, 2009

Oriana Fallaci, Pasolini, un uomo scomodo, Rizzoli, 2015

David Grieco, La macchinazione: Pasolini. La verità sulla morte, Rizzoli, 2015

Se invece vivete o siete di passaggio a Parigi, per godere di questi libri non dovete far altro che recarvi presso La Libreria, (89, Rue du Faubourg Poissonnière), dove la splendida Florence Raut vi accoglierà, dispensandovi ottimi consigli. Vivrete così un’esperienza unica, oltre a sostenere nel migliore dei modi possibili la vera cultura.