Barone Bipolare

Ed Van der Elsken o della Vita urgente

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Ed Van Der Elsken o della Vita urgente

Ed VAN DER ELSKEN, Territoires des yakusas, Kamagasaki, Osaka, 1960.

Je me réjouis de la vie, je ne suis pas compliqué, je me réjouis de tout. L’amour, le courage, la  beauté. Mais aussi le sang, la sueur et les larmes. Garde les yeux ouverts. È senza dubbio un’opera consacrata all’urgenza di vita, quella di Ed Van Der Elsken. Un avvincente processo esistenziale dove, in una sorta di autenticità indotta, la trascendenza del quotidiano esalta l’Umano, annientando ogni tipo di convenzione sociale. 

Ed Van Der Elsken o della Vita urgente

Ed VAN DER ELSKEN, Jumelles sur la place Nieuvmarkt, Amsterdam, 1956.

Con La Vie Folle (fino al 24 Settembre 2017 presso il Jeu de Paume, all’1 di Place de la Concorde), l’Altro si tramuta in necessario ed iconico antieroe nel cui corpo esitante vorremmo annullarci per sempre, dimenticando quell’oggi sbiadito e non certo ricolmo di empatia ed illusioni. E così, mentre divampa l’incendio di una provocata verità, la passione si cristallizza, dipingendosi in un accecante affresco dark-generazionale.

Un’Altra Vita è sempre possibile, per tutti noi, indomiti soldatini dell’auto-rappresentazione, e forse la più grande follia abiterà proprio in quel lusso esagerato di sé, ai margini da troppo tempo.

Il catalogo della mostra

Aquarius, una favola politica contro l’ignoranza

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Se un sistema economico, nel silenzio generale, arriva a disprezzare la memoria e la cultura di un popolo, calpestandone umanità e storia, doveroso sarà esercitare un lucido atto di resistenza. In Aquarius, (si chiama così il complesso edilizio in questione, costruito negli anni Quaranta e situato di fronte ad una delle più belle spiagge di Recife, in Brasile), Clara, splendida ed elegante vedova sessantacinquenne, rifiuta semplicemente di vendere cio’ che per lei non ha prezzo: il suo appartamento. Resterà per questo l’ultima a risiedere in un vecchio edificio, Aquarius, una favola politica contro l'ignoranzaora completamente vuoto e disabitato, avendo da tempo ceduto tutti gli altri condomini alle lusinghe di uno scaltro promotore immobiliare, pronto a realizzare l’ennesimo progetto lucrativo di un capitalismo senz’anima. 

Non è solo un duro scontro di classe in una società ad alto tasso di disuguaglianza, quello che Kleber Mendonça Filho ci illustra con maestria, ma anche geometrico contrapporsi tra un rapace movimento di morte e sofisticate pulsioni vitali. Il corpo di Clara infatti resiste gioiosamente al tempo che passa, non omologandosi e abitando senza esitazione alcuna un desiderio che si proclamerà ogni giorno più vivo che mai. Un’umana sensualità femminile riuscirà così a trasformarsi nel più efficace e coinvolgente dei gesti politici.

Lo sguardo di Baudelaire

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Antoine CHAZAL (1793-1854), Le Yucca gloriosa fleuri en 1844 dans le parc de Neuilly, 1845

Antoine CHAZAL (1793-1854), Le Yucca gloriosa fleuri en 1844 dans le parc de Neuilly, 1845

Tu m’as donné ta boue, et j’en ai fait de l’orL’oeil de Baudelaire(fino al 27 Gennaio 2017, presso l’incantevole Musée de la vie romantique, ubicato al 16 di rue Chaptal) ci induce a riflettere sul senso di quella controversa e preziosa definizione di moderna bellezza, forgiatasi nel tempo attraverso lo sguardo baudelairiano. Concorrono a questa ideale modernità un centinaio fra dipinti, sculture e stampe, evocate dal nostro poeta durante il suo impulsivo agire di critico d’arte, senza celare una spiccata predilezione per Delacroix Romanticismo.

Tirer l’éternel du transitoire. L’opera d’arte moderna dovrà necessariamente connotarsi per la sua capacità di fissare nelle pieghe di un disegno tutto cio’ che potrà apparire transitorio e fuggitivo del momento presente, divenendo essa stessa l’essenza di quel presente. Attraverso una ripetuta estetizzazione del quotidiano, finirà dunque per manifestarsi una naturale resistenza a quel funereo mondo consumato e consumabile, dove le merci sono costrette a rinnovarsi all’infinito, senza la benché minima tregua, e dal quale anche l’arte è chiamata prepotentemente a difendersi.

• Il catalogo della mostra