Barone Bipolare

Toni Erdmann o del giusto approccio al Capitale

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Toni Erdmann o del giusto approccio al Capitale
Ines Conradi è una luccicante eroina-soldato del nuovo capitalismo finanziario tedesco. Una perfetta macchina workaholic, calibrata sulla performance e incapace di alcuna empatia. Gli unici abbozzi di relazione per lei possibili si materializzano all’interno dell’ambiente di lavoro, con il preminente scopo di migliorare la propria produttività. Ci troviamo in Romania, nella città di Bucarest, simbolo equivoco di un’Europa ultraliberista e ad alto tasso di disuguaglianza, dove lusso e bidonvilles si confondono senza porsi eccessive domande. Winfried Conradi deciderà di uscire allo scoperto, ricorrendo ad ogni mezzo pur di restituire a sua figlia la perduta capacità di vivere, e per questo giungerà addirittura a trasformarsi in altro da sé : Toni Erdmann ! Così si farà chiamare questo magnifico padre che assumerà le sembianze di un irriverente clown situazionista dalle mille sfaccettature, capace di perturbare e reinventare lo scialbo quotidiano imposto dalle leggi di mercato. E che alla fine riuscirà pienamente nel suo intento.

Toni Erdmann o del giusto approccio al Capitale

Maren Ade riesce a regalarci una spietata radiografia di un’epoca nella quale i bassi istinti predatori del Capitale sembrano costituire la sola ragion d’essere plausibile ed in cui spesso si finisce per arrancare nel voler dare a tutti i costi un senso alla propria vita, incastrandola nei rigidi parametri di una razionalità economica.

Le rinascite di Paul Sneijder

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Le rinascite di Paul SneijderPaul Sneijder è l’unico superstite di un drammatico incidente in ascensore, nel quale la figlia ha perso la vita. Ben presto troverà il coraggio di rimettere in discussione la propria esistenza, abbandonando il proprio lavoro e liberandosi di una inumana seconda famiglia, dove la moglie e i due figli, in un susseguirsi di violenta normalità, riescono solamente ad essere pallide e nevrotiche prede del consumo, ossessionate da universi “ad alto potenziale”.

La nouvelle vie de Paul Sneijder di Thomas Vincent (adattamento dell’eccellente romanzo di Jean-Paul Dubois, Le cas Sneijder, edito nel 2011 dalle Éditions de l’Olivier) si trasforma così in un’epica traversata dall’apparire all’essere, in cui il nostro antieroe rifiuta l’appartenenza ad una società formattata e gerarchizzata, fondata sulla volgarità del successo e stupidamente impaziente. Una lucida dérive depressiva grazie alla quale un uomo riesce finalmente a concedersi il necessario lusso della coscienza di sé.

Questione di categoria

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E tu, che cosa fai di bello nella vita?” Il presente interrogativo plasticamente si invola, se avremo l’ardire di imbatterci in qualcuno che non conosciamo. È proprio questa, infatti, l’implacabile verifica a cui verremo sottoposti, quando il nostro grado di omologazione sarà ritenuto sospetto. Nessuna gioia in questa domanda. Per il nostro interlocutore, solo un disperato e impellente bisogno di accertare il misfatto. E così all’improvviso i muscoli del suo volto si produrranno in una innaturale contrazione, mentre gli occhi si proietteranno nel vuoto, spegnendosi a poco a poco. Siamo pronti per rispondere. Per un attimo ne siamo quasi entusiasti. Vorremmo finalmente sollevare al cielo come trofei le nostre infinite fragilità, vorremmo raccontare di certi desideri irrealizzabili, ma che da sempre ci tengono in vita, vorremmo dare forma e dignità ai nostri pensieri. Ci fermiamo. Non sono queste le regole che abbiamo imparato a conoscere. Rischieremmo di non essere presi in considerazione. Sappiamo esattamente quello che dobbiamo fare. È solo una questione di categoria. E allora ci lanciamo nell’ennesima reinterpretazione del nostro perfettibile refrain, allo scopo di rassicurare chi ci sta davanti: noi siamo il nostro lavoro! Non il nostro ideale, non il luogo dove siamo nati, non la nostra cultura. E soprattutto noi saremo sempre e comunque dotati di motivazioni indistruttibili per affrontare qualsiasi tipo di sfida. È fatta. Abbiamo il nostro lasciapassare. La conversazione potrà finalmente proseguire. E il dolce spettacolo degli inumani si farà, senza più alcun ostacolo.

Regardez les gens courir affairés, dans les rues. Ils ne regardent ni à droite, ni à gauche, l’air préoccupé, les yeux fixés à terre, comme des chiens. Ils foncent tout droit, mais toujours sans regarder devant eux, car ils font le trajet, connu à l’avance, machinalement. Dans toutes les grandes villes du monde c’est pareil. L’homme moderne, universel, c’est l’homme pressé, il n’a pas le temps, il est prisonnier de la nécessité, il ne comprend pas qu’une chose puisse ne pas être utile; il ne comprend pas non plus que, dans le fond c’est l’utile qui peut être un poids inutile, accablant. Si on ne comprend pas l’utilité de l’inutile, l’inutilité de l’utile, on ne comprend pas l’art; et un pays ou on ne comprend pas l’art est un pays d’esclaves ou de robots, un pays de gens malheureux, de gens qui ne rient pas ni sourient, un pays sans esprit ● E.Ionesco