Barone Bipolare

Gli eterni schiavi di Manderlay

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Stati Uniti. Anni Trenta. Grace, figlia ribelle di un gangster, è in viaggio con suo padre. Durante il tragitto si imbatte per caso in Manderlay, sperduto agglomerato nel quale ancora vige incredibilmente il regime della schiavitù. La giovane donna, animata dai più alti ideali progressisti e ben convinta che solo un regime democratico possa rappresentare il migliore degli universi possibili, decide di imporne in loco usanze e Gli eterni schiavi di Manderlaycostumi, non disdegnando a tale scopo l’utilizzo massiccio della forza. Il suo disegno si rivelerà assolutamente nefasto, divenendo impresa pressoché impossibile quella di riuscire ad incidere sulla forma mentis di una popolazione da troppo tempo oppressa e per questo fortemente disumanizzata. 

Lars Von Trier, in questa sua crepuscolare fiaba, ci induce a riflettere su come la democrazia, attraverso la corruzione di esseri umani poco inclini alla libertà, possa inaspettatamente tramutarsi in tirannia. Siamo davvero così sicuri che la massima fra le nostre aspirazioni sia quella di essere dei liberi cittadini? Non siamo forse invece più naturalmente inclini ad una rassicurante sottomissione, noi eterni e fragili bambini svuotati di ogni tipo di coscienza, facilmente impressionabili e genuflessi di fronte all’ideologia politica corretta del Progresso Spettacolare?

Daniel Blake, suicidato della Glam Democracy

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Palme d’or al Festival de Cannes 2016, I, Daniel Blake costituisce ineccepibile testimonianza di una società ad alto tasso di disuguaglianza, nella quale il Capitale, in stretta connivenza con lo Stato, può spingersi persino a privare i cittadini più deboli della propria identità. Se infatti una Pubblica Amministrazione, semi-privatizzata e drogata da logiche aziendali-performative, perseguirà come primario obbiettivo la distruzione dell’altrui persona, in luogo della sua integrazione, essa non potrà che risultare complice di un silenzioso e cinico sterminio di massa. Daniel Blake, suicidato della Glam DemocracyÈ proprio il grande Ken Loach a ricordarcelo, denunciando ancora una volta le derive ultra liberiste del sistema britannico, grazie al racconto della grottesca odissea di Daniel Blake, simbolo spettacolare di una massa pressoché invisibile e dimenticata da tutti.

In scena un nuovo proletariato, docilmente asservito alle esigenze del mercato, umiliato e lacerato dai sensi di colpa per il solo fatto di non riuscire a possedere un lavoro che semplicemente non esiste più, in un clima di esasperata ed indotta concorrenza. Alla Glam Democracy* (che si occupa abilmente delle emozioni del cittadino, calpestando nello stesso tempo i suoi diritti), il delicato compito di “suicidare” quell’uomo-merce difettoso, e per questo non più in grado di generare sicuri profitti.

* Per approfondire il concetto di Glam Democracy: 

• Gerardo Maffei, Silvio’s Glam Democracy, 2012, Éditions du Félin

Willy o della monarchia di sé

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Willy o della monarchia di séÀ Caudebec, j’irai. Avoir un appartement, j’en aurai un. Un scooter, j’en aurai un. Des copains, j’en aurai. Et j’vous emmerde! Liberamente ispirata alla vita del suo attore principale, Willy 1er è una commedia nera, pura esplosione di ribellione tardiva, in cui si narra il sorprendente viaggio iniziatico di un cinquantenne analfabeta, deciso finalmente a battersi per l’indipendenza dalla propria famiglia, in seguito al suicidio dell’adorato fratello gemello.

A metà strada tra realismo sociale e divertissement grottesco, oscillando tra fiction e documentario, il lungometraggio è stato selezionato a Cannes 2016 dall’Association du cinéma indépendant pour sa diffusion (ACID) ed ha vinto il Grand Prix du Film Culte del Festival International du Film Culte 2016 di Trouville-sur-Mer, oltre ad essere insignito del prestigioso Prix d’Ornano al Festival du Cinéma Américain de Deauville 2016. 

I quattro giovani co-registi, Ludovic e Zoran Boukherma, Marielle Gautier e Hugo P. Thomas, già diplomati all’École de la Cité di Luc Besson, Willy o della monarchia di séci offrono uno sguardo spensierato ed impietoso su quei non-luoghi a sfuocata interazione sociale, scientemente omessi dalla narrazione neocapitalista, dove ogni prospettiva di futuro è da sempre bandita. E dove Willy, nonostante tutto, riuscirà a diventare assoluto monarca di se stesso, distruggendo virilmente il suo doppio.