Barone Bipolare

Gordon Matta-Clark, la resurrezione del quotidiano

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È un’anarchitettura, quella di Gordon Matta-Clark, che ambisce a disvelare uno stato d’animo, senza autocelebrarsi in semplice visione statica.

Gordon Matta-Clark, la resurrezione del quotidiano

GORDON MATTA-CLARK, Office Baroque, 1977

Attraverso i cosiddetti bulding cuts (veri e propri sezionamenti di edifici abbandonati, prossimi alla distruzione), l’immagine si esalta nel ricomporre lo spazio, liberando per sempre l’Umano dalle geometrie invasive di un ordine sociale imposto.

In Gordon Matta-Clark. Anarchitecte (fino al 23 Settembre 2018, presso il Jeu de Paume, all’1 di Place de la Concorde), il luogo si trasforma così in oggetto d’arte, il gesto teatrale si contrappone alla distruzione, esortandoci a rinascere ogni giorno, abbandonando per sempre qualsiasi velleità di isolamento. 

•Il catalogo della mostra

Il Barone Bipolare alla Sorbonne Nouvelle

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Il Barone Bipolare alla Sorbonne NouvelleMaster Pro ICFI (Industries Culturelles France-Italie), tramite il Département d’Études Italiennes et Roumaines, invita il Barone Bipolare all’Université Sorbonne Nouvelle-Paris 3.

Gerardo Maffei, philosophe-anartiste, già autore di Silvio’s Glam Democracy (Éditions du Félin, 2012), illustrerà finalità ed azione culturale del Barone Bipolare, neonato progetto editoriale indipendente.

L’incontro (in lingua francese) si terrà mercoledì 30 Novembre 2016 dalle 17 alle 19 presso la salle D23, nell’ambito del Festival Italie Nouvelle, al 13 di Rue Santeuil, sede dell’Università medesima.

The Color Line o la dolce inciviltà

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ROBERT DUNCANSON Uncle Tom and Little Eva , 1863

Robert DUNCANSON, Uncle Tom and Little Eva , 1863

L’espressione fu coniata nel 1881 dal leader nero Frederick Douglass, in un articolo scritto per The North American Review. The Color Line (fino al 15 Gennaio 2017 presso il Musée du Quai Branlyal 37 del Quai Branly) ci racconta proprio di quell’immaginaria e rigida frontiera che ancora oggi negli Stati Uniti separa i bianchi dagli africans-americans, nonostante la formale uguaglianza, legalmente sancita nel 1964 attraverso il Civil Rights ActUna segregazione razziale dalle mille sembianze, che dal 1865, anno in cui fu abolita la schiavitù, si propaga ininterrottamente sino ai giorni nostri e durante la quale viene a manifestarsi un’arte vissuta soprattutto in quanto atto di pura resistenza politica, all’interno di un Paese fondato sulla discriminazione. Impossibile a tale riguardo non restare profondamente incantati di fronte alla lucida e forte provocazione di Edmonia Lewis, che nel 1867, per la sua scultura Forever Free, mostrandoci una coppia di schiavi neri intenti a liberarsi delle proprie catene, decide di utilizzare come materiale del marmo bianco, fino ad allora esclusivamente impiegato per esaltare la bellezza degli dei.

Hank Willis Thomas, Amandla, 2013

Hank WIILLIS THOMAS, Amandla, 2013

Southern trees bear a strange fruit, blood on the leaves and blood at the root, Black bodies swinging in the southern breeze, strange fruit hanging from the poplar trees. Non esistono forse parole più adatte di quelle di Billie Holiday nella sua struggente Strange Fruit (canzone che dà anche il nome ad un apposita sezione della mostra), per illuminarci una volta in più sul recente grado di inciviltà di una nazione che, fino ai primi anni 80′ ha acconsentito alla selvaggia pratica dei cosiddetti lynchings, quei crimini pubblici impuniti ed eseguiti senza alcun ritegno da folle assatanate di violenza, in una sorta di orribile auto-giustizia popolare.

• Il catalogo della mostra