Barone Bipolare

La Boétie o della Pop Alienazione

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Se davvero un giorno volessimo liberarci dal giogo sempre più opprimente di una tirannia, sarebbe forse opportuno non solo contrastarla, ma comprendere a fondo quei meccanismi che in passato ci hanno spinto a tollerarla od addirittura desiderarla. Qualsiasi forma di autoritarismo o totalitarismo non potrà infatti che fondarsi sulla passività di noi cittadini. E’ il conforto dell’abitudine a mantenerci in posizione servile, oltre a quelle distrazioni indotte che irrimediabilmente ci hanno allontanato da qualsiasi velleità di ribellione. Rinunciamo alle nostre libertà in modo disarmante. E lo facciamo più facilmente rispetto agli animali, che almeno, prima di trovarsi costretti ad obbedire, cercano di battersi fino all’ultimo per non perdere la loro indipendenza. E così ci snaturiamo, accettando persino di rinnegare i nostri valori ed i nostri principi, calpestando le nostre coscienze, in nome di un’obbedienza cieca e folle, verso poche persone.

La Boétie o della Pop Alienazione

Sono riflessioni estremamente lucide e di un’attualità sorprendente, quelle di Étienne De La Boètie, nel suo Discours de la servitude volontaire.

E quel tiranno da abbattere non potrebbe verosimilmente oggi assumere le sembianze di un Capitale-Dealer, che attraverso il feticismo della merce e la sollecitazione permanente degli acquisti, dispensa a noi cittadini-consumatori uno smisurato eccesso di piaceri, divertimenti e riconoscimenti artificiali, in nome di sacrosanti profitti destinati ad una sempre più stretta oligarchia neoliberista?

Non è dunque forse la nostra stessa società assuefatta e nevrotica ad auto-alienarsi?

Se desiderate approfondire il concetto di servitù volontaria:

Étienne de La Boétie, Discours de la servitude volontaire, Mille et une nuits, 1997 

Daniel Blake, suicidato della Glam Democracy

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Palme d’or al Festival de Cannes 2016, I, Daniel Blake costituisce ineccepibile testimonianza di una società ad alto tasso di disuguaglianza, nella quale il Capitale, in stretta connivenza con lo Stato, può spingersi persino a privare i cittadini più deboli della propria identità. Se infatti una Pubblica Amministrazione, semi-privatizzata e drogata da logiche aziendali-performative, perseguirà come primario obbiettivo la distruzione dell’altrui persona, in luogo della sua integrazione, essa non potrà che risultare complice di un silenzioso e cinico sterminio di massa. Daniel Blake, suicidato della Glam DemocracyÈ proprio il grande Ken Loach a ricordarcelo, denunciando ancora una volta le derive ultra liberiste del sistema britannico, grazie al racconto della grottesca odissea di Daniel Blake, simbolo spettacolare di una massa pressoché invisibile e dimenticata da tutti.

In scena un nuovo proletariato, docilmente asservito alle esigenze del mercato, umiliato e lacerato dai sensi di colpa per il solo fatto di non riuscire a possedere un lavoro che semplicemente non esiste più, in un clima di esasperata ed indotta concorrenza. Alla Glam Democracy* (che si occupa abilmente delle emozioni del cittadino, calpestando nello stesso tempo i suoi diritti), il delicato compito di “suicidare” quell’uomo-merce difettoso, e per questo non più in grado di generare sicuri profitti.

* Per approfondire il concetto di Glam Democracy: 

• Gerardo Maffei, Silvio’s Glam Democracy, 2012, Éditions du Félin

The age of anxiety, una controstoria americana

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29 Ottobre 1929 : crolla la Borsa di New York. Milioni di americani si ritrovano ben presto a vivere in condizioni di estrema indigenza, perdendo la loro dignità. È la fine di un sogno. Una caduta vertiginosa. Una crisi senza precedenti che si protrarrà sino agli inizi della Seconda guerra mondiale ed in cui un popolo è costretto a riconsiderare la propria esistenza. Laddove il progresso non eccita più, diverrà dunque possibile esercitare uno sguardo critico su quei rapporti di classe che inesorabilmente determinano le sorti di ogni Paese.

The age of anxiety, una controstoria americana

Joe JONES, American Justice, 1933

La peinture américaine des années 30, The age of Anxiety (fino al 30 Gennaio 2017 presso il Musée de l’Orangerie, al Jardin des Tuileries) ci mostra un’arte a forti tinte sociali, chiamata a ripensare una società completamente svuotata di identità e valori, ai tempi della cosiddetta Grande Depressione. Tra visioni angoscianti di un passato schiavista e corpi tormentati dal Capitale, tra potenti rievocazioni di nature feconde e cinema dai mille colori, fioriscono gli anticorpi di un’eterogenea controcultura americana, capace di reagire alle frustate di un sistema economico.

• Il catalogo della mostra