Barone Bipolare

La Boétie o della Pop Alienazione

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Se davvero un giorno volessimo liberarci dal giogo sempre più opprimente di una tirannia, sarebbe forse opportuno non solo contrastarla, ma comprendere a fondo quei meccanismi che in passato ci hanno spinto a tollerarla od addirittura desiderarla. Qualsiasi forma di autoritarismo o totalitarismo non potrà infatti che fondarsi sulla passività di noi cittadini. E’ il conforto dell’abitudine a mantenerci in posizione servile, oltre a quelle distrazioni indotte che irrimediabilmente ci hanno allontanato da qualsiasi velleità di ribellione. Rinunciamo alle nostre libertà in modo disarmante. E lo facciamo più facilmente rispetto agli animali, che almeno, prima di trovarsi costretti ad obbedire, cercano di battersi fino all’ultimo per non perdere la loro indipendenza. E così ci snaturiamo, accettando persino di rinnegare i nostri valori ed i nostri principi, calpestando le nostre coscienze, in nome di un’obbedienza cieca e folle, verso poche persone.

La Boétie o della Pop Alienazione

Sono riflessioni estremamente lucide e di un’attualità sorprendente, quelle di Étienne De La Boètie, nel suo Discours de la servitude volontaire.

E quel tiranno da abbattere non potrebbe verosimilmente oggi assumere le sembianze di un Capitale-Dealer, che attraverso il feticismo della merce e la sollecitazione permanente degli acquisti, dispensa a noi cittadini-consumatori uno smisurato eccesso di piaceri, divertimenti e riconoscimenti artificiali, in nome di sacrosanti profitti destinati ad una sempre più stretta oligarchia neoliberista?

Non è dunque forse la nostra stessa società assuefatta e nevrotica ad auto-alienarsi?

Se desiderate approfondire il concetto di servitù volontaria:

Étienne de La Boétie, Discours de la servitude volontaire, Mille et une nuits, 1997 

Dopolavoro dell’obbligo

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È l’ultimo strepito di una bestia ammazzata quello dell’inumano orgasmo. Voce strozzata che fu mai prosecuzione di corpo. Disorganico incedere. Ripetuto autoscatto. Struscìo per sé, nell’altro, che non c’è. Nessuno si meravigli. Solo miserabile gioia da fine settimana. Agli atti, un dopolavoro pop-poetico dell’obbligo.

Être un homme utile m’a toujours paru quelque chose de bien hideux ● C. Baudelaire

Sul reificato accoppiamento

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I reificati mai-concepiti subitamente decidono che è giunta l’ora di accoppiarsi. Del desiderio (de-sidera, mancanza di stelle) si son perse le tracce. Essi copuleranno ed inesorabilmente si conformeranno alla variegata grammatica dei porno-eroi. Quale maestria e quale inebriante dedizione nel reincarnare il modello prediletto ed il susseguente coito! Il cui rango non sarà nemmeno assimilabile a quello dell’ultima bestia. Non previsto infatti nei programmi di questi macchinari il misterioso incontro con l’Altro. Lo si utilizza e basta. Per replicare una volta in più l’illusione di esserci.

Voici un homme de trente-cinq ans. Chaque matin, il prend sa voiture, entre au bureau, classe des fiches, déjeune en ville, joue au poker, reclasse des fiches, quitte le travail, boit deux Ricard, rentre chez lui, retrouve sa femme, embrasse ses enfants, mange un steak sur un fond de TV, se couche, fait l’amour, s’endort. Qui réduit la vie d’un homme à cette pitoyable suite de clichés? ● R. Vaneigem