Barone Bipolare

Ed Van der Elsken o della Vita urgente

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Ed Van Der Elsken o della Vita urgente

Ed VAN DER ELSKEN, Territoires des yakusas, Kamagasaki, Osaka, 1960.

Je me réjouis de la vie, je ne suis pas compliqué, je me réjouis de tout. L’amour, le courage, la  beauté. Mais aussi le sang, la sueur et les larmes. Garde les yeux ouverts. È senza dubbio un’opera consacrata all’urgenza di vita, quella di Ed Van Der Elsken. Un avvincente processo esistenziale dove, in una sorta di autenticità indotta, la trascendenza del quotidiano esalta l’Umano, annientando ogni tipo di convenzione sociale. 

Ed Van Der Elsken o della Vita urgente

Ed VAN DER ELSKEN, Jumelles sur la place Nieuvmarkt, Amsterdam, 1956.

Con La Vie Folle (fino al 24 Settembre 2017 presso il Jeu de Paume, all’1 di Place de la Concorde), l’Altro si tramuta in necessario ed iconico antieroe nel cui corpo esitante vorremmo annullarci per sempre, dimenticando quell’oggi sbiadito e non certo ricolmo di empatia ed illusioni. E così, mentre divampa l’incendio di una provocata verità, la passione si cristallizza, dipingendosi in un accecante affresco dark-generazionale.

Un’Altra Vita è sempre possibile, per tutti noi, indomiti soldatini dell’auto-rappresentazione, e forse la più grande follia abiterà proprio in quel lusso esagerato di sé, ai margini da troppo tempo.

Il catalogo della mostra

Provoke, necessità di azione

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Provoke, necessità di azione

Takuma NAKAHIRA, Provoke 1, 1968

Provoke. Entre contestation et performance : la photographie au Japon 1960-1975, (fino all’11 Dicembre 2016 presso LE BAL al 6 dell’Impasse de la Défense), inquadra perfettamente la scintillante alba politico-estetica di un nuovo linguaggio, in gioiosa rottura con il passato. I fondatori della rivista giapponese Provoke, (con sottotitolo: Materia che provoca il pensiero, e tre soli numeri all’attivo tra il 1968 e il 1969, per un totale di 1500 copie) non si rassegnano infatti all’ipotesi di un’arte contemplativa, rivendicando assoluta necessità di azione.

Provoke, necessità di azione

Anonyme, Contestation autour de l’aéroport de Narita, 1969

In un mondo già saturo di immagini mediatiche, nel quale ogni realtà non può che essere virtuale, il fotogiornalismo ideologico e convenzionale dei primi anni Sessanta risulterà giocoforza inadeguato nel trasmettere appieno le implicazioni di una sempre più intensa crisi sociale nipponica. Ci troviamo nei fatti alle prese con una mal tollerata presenza militare americana a Okinawa, che farà dilagare la prostituzione nell’isola stessa. Oppure dinanzi al folle progetto di costruzione dell’aeroporto di Narita, che condurrà inevitabilmente all’espropriazione di moltissime fattorie. La fotografia si trasforma così in materiale di resistenza da reiventare a tutti i costi, esplorando diverse e radicali soggettività, in una sorta di auto-celebrazione eversiva. Il collettivo Hi Red Center, in sfregio al consumismo imperante, si renderà protagonista a Tokyo di una memorabile performance, dove si spingerà a gettare dal tetto di un grande magazzino una lunga serie di oggetti quotidianamente inutili.

Quale miglior desiderio potremmo provare oggi se non quello di unirsi corporalmente ed artisticamente a questa effervescente lotta per l’Altro, ed insieme all’Altro?

• Provoke / Between Protest and Performance / Photography in Japan 1960-1975

Il recinto della libertà

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A 25 anni Théo Gosselin è uno dei giovani fotografi francesi più acclamati del momento. I suoi scatti esaltano la spontaneità di una vita libera e senza costrizioni, l’assoluta voglia di vivere di una generazione finalmente trasportata da una meravigliosa incoscienza.

Incontro Théo presso la galleria Art en Trance (4, rue Roger Verlomme), in occasione della sua recente esposizione We drink gasoline. Sono più di duemila le persone che hanno presenziato alla sola inaugurazione.

Il recinto della libertà-Théo Gosselin We Drink Gasoline

© Théo Gosselin

Théo, qual è stata la genesi di We drink gasoline?

We drink gasoline è il resoconto di diversi viaggi che ho intrapreso negli Stati Uniti dal 2012 sino ad oggi, a volte da solo, a volte accompagnato da amici o dalla mia ragazza. Unico obbiettivo prefissato: arrivare in un luogo per poi raggiungerne un altro. Volevo essere semplicemente libero di vivere la vita che desideravo per un determinato lasso di tempo, con la speranza di incontrare il maggior numero di persone possibile. Così è stato. Ne ho conosciute tantissime, soprattutto nei bar e in strada ed ho chiesto loro di rendermi partecipe delle loro esistenze. Il risultato è una serie di immagini, in alcuni casi veramente bizzarre e fuori dal comune.

Il recinto della libertà-Théo Gosselin We Drink Gasoline

© Théo Gosselin

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Sono nato a Le Havre, una città della Normandia. All’epoca tutti i miei amici facevano skateboard oppure suonavano. Non amando lo skateboard, ben presto mi sono ritrovato quasi per caso a immortalarne le gesta in ogni singolo istante della giornata. Ho cominciato a postare sulla rete quelle immagini e mi sono reso conto sin da subito che la cosa riscuoteva un certo interesse. Da quel momento ho avuto un chiodo fisso in testa : documentare la mia vita e quella di chi mi sta intorno. Oltreché musicista, sono un grandissimo appassionato di cinema, che all’inizio mi è sembrato un linguaggio troppo arduo da affrontare. È stata proprio la fotografia ad offrirmi l’opportunità di esprimermi nell’immediato, attraverso le storie che ho sentito l’esigenza di raccontare.

Il recinto della libertà-Thèo Gosselin We drink gasoline

© Théo Gosselin

In che modo Théo Gosselin vive il suo quotidiano?

Sempre di più la mia vita va a coincidere con il mio lavoro. Talvolta tutto questo è un po’ faticoso, ma alla fine non posso certo lamentarmi, visto che in questo modo riesco a vivere nel sogno di un personale microcosmo. Per diversi anni ho condiviso gli appartamenti in cui abitavo con gli amici più cari, ed abbiamo sempre vissuto così, all’interno di un nostro piccolo universo, ben recintato. Oggi, in fin dei conti, succede la stessa identica cosa e continueremo a batterci per questo tipo di vita fino a quando ciò sarà possibile. Nel poco tempo che non dedico ai viaggi, oltre a lavorare sulle mie immagini, amo suonare e fare delle lunghissime passeggiate, ma anche e soprattutto divertirmi, caratteristica imprenscindibile della mia esistenza, ovunque io possa trovarmi.

Il recinto della libertà Théo Gosselin We drink Gasoline

© Théo Gosselin

C’è un messaggio particolare che senti l’esigenza di comunicare attraverso le tue opere?

Attraverso le mie immagini sono perennemente alla ricerca di tutto ciò che di buono e di facilmente condivisibile si possa trovare nella vita, come l’amicizia e l’amore ad esempio, ma anche la natura o la città. Immagino il mondo come una sorta di terreno di gioco dove se si ha la fortuna di essere in buona compagnia sarà possibile veramente divertirsi; basterà solo trovare un buon gruppo di amici, una buona compagna o un buon compagno, per vivere nel miglior modo possibile il proprio quotidiano. Non è necessario spingersi troppo al di là: se riusciamo a concentrarci su quello che abbiamo intorno a noi, potremo realizzare esperienze meravigliose.

Il recinto della libertà

© Théo Gosselin

L’intervista è finita. Lascio Théo ai suoi irriducibili seguaci, che lo attendono impazienti e desiderosi di scambiare due parole con lui.

La traduzione dall’italiano al francese di questa intervista è a cura di Gerardo Maffei.

 

Se desiderate esplorare a fondo l’universo di Théo Gosselin:

• Théo Gosselin, Sans limites, Éditions du Lic, 2015

• Théo Gosselin, Avec le coeur, Éditions du Lic, 2014

• Théo Gosselin, Goodbye Horses, Blood Brother Shelter, 2014

Se invece vivete o siete di passaggio a Parigi, non dovete far altro che recarvi presso Art en Transe Gallery, (4, rue Roger Verlomme), dove la bellissima Catherine Lafournère vi accoglierà, conducendovi alla scoperta dei più inconsueti e stimolanti percorsi dell’arte contemporanea.