Nuccio Ordine è l’autore dell’ormai celebre saggio-manifesto L’utilità dell’inutile, edito in Italia da Bompiani, e tradotto addirittura in diciotto lingue.

Calabrese, 57 anni, Nuccio Ordine è Professore ordinario di Letteratura italiana presso l’Università della Calabria, fellow dell’Harvard University Center for Italian Renaissance Studies e della Alexander von Humboldt-Stiftung, oltre ad essere regolarmente invitato in qualità di Visiting professor dalle più importanti università europee ed americane. In Francia, per la casa editrice Les Belles Lettres, dirige tre collezioni di classici, in collaborazione con Yves Hersant.

Ci incontriamo proprio alla libreria Les Belles Lettres (95, Boulevard Raspail).

Professore, che cosa l’ha spinta a scrivere L’utilità dell’inutile?

Questo libro è stato concepito da un professore universitario che ogni giorno vive con crescente disagio il proprio lavoro presso un’istituzione divenuta sempre di più azienda e quindi sempre meno in linea con quelli che dovrebbero essere i suoi principali obbiettivi e scopi. La maggior parte degli studenti oggi decide infatti di intraprendere un percorso didattico con l’unico ed esclusivo fine di aggiudicarsi un diploma di laurea. Il mio saggio vuole opporsi strenuamente a questa logica. La scuola e l’università dovrebbero essere considerate semplicemente come delle ottime occasioni offerte dalla società per consentirci di divenire uomini e donne migliori, capaci di ragionare con la propria mente ed in piena autonomia.

La bellezza dell'inutileA cosa corrispondono i concetti di utilità e di inutilità nella sua interpretazione?

Nella nostra lingua questi due vocaboli possono assumere significati diversi. Il punto di vista dominante della società odierna è che possa definirsi utile solo ciò produce un profitto, ed inutile ciò che non lo produce. Questa prospettiva nel mio libro è chiaramente ribaltata, attraverso la convinzione che gli esseri umani necessitino maggiormente del cosiddetto inutile rispetto all’utile. Solo infatti grazie alla letteratura, alla filosofia, all’arte e a tutto ciò che oggi è ritenuto inutile, gli uomini potranno accrescere il loro grado di umanità. Se volessimo sincerarci una volta di più di cosa oggi venga considerato utile o inutile, basterà scorrere i bilanci degli attuali governi, esaminando i vari tagli alle voci di spesa. Saranno inutili i teatri, i cinema, le scuole, le università, la ricerca scientifica di base, gli scavi archeologici, la cultura in generale e tutto ciò che non produce un profitto immediato. Per contrastare questa visione del mondo io sostengo invece che l’umanità debba coltivare l’inutile, perché solo attraverso di esso potranno affermarsi valori fondamentali quali l’amore per il bene comune, la tolleranza, la solidarietà ed il rispetto della giustizia. Abbiamo tutti purtroppo ben presenti quelle drammatiche e recenti immagini in cui gruppi di fanatici si sono resi protagonisti dello scempio di monumenti ed opere d’arte in Siria, nel Mali e in Afghanistan. In questo caso, nessuna delle grandi potenze ha ritenuto necessario muoversi a difesa della bellezza. I loro eserciti si sono mobilitati solo per difendere dei pozzi di petrolio. Con la differenza fondamentale che nessuno potrà mai ricreare un’opera d’arte distrutta, essendo essa unica e irriproducibile. Mentre la stessa cosa non si potrà certo affermare riguardo ad un pozzo di petrolio, che potrà successivamente essere ricostruito a qualche chilometro di distanza. Ecco perché noi tutti abbiamo il dovere e la grande responsabilità di difendere la bellezza, che appartiene a tutti.

Nella parte introduttiva del suo libro cita un bellissimo passaggio, tratto dalle Città invisibili di Calvino. 

Esattamente. È il momento in cui Kublai Khan e Marco Polo discutono assieme su come sia possibile evitare l’Inferno. Esso non va considerato certamente come fenomeno astratto e al di fuori della vita umana, ma come accadimento insito nella nostra quotidianità. Due potranno essere le modalità attraverso le quali potremo scansarlo : o divenire noi stessi parte integrante di esso, senza vederlo mai più, oppure tentare di reagire, per cercare di comprendere che cosa all’interno di esso non sia inferno, in questo caso facendolo sopravvivere. Anche in Calabria, dove io vivo, ogni giorno è possibile scegliere se adeguarsi a ricorrenti logiche mafiose, ignorando ciò che succede intorno a noi, oppure tentare di scatenare una reazione, rischiando però di pagarne a stretto giro le conseguenze. Stesso esempio potrà essere fatto per ciò che riguarda la sempre più dilagante piaga della corruzione. Se ogni giorno, attraverso i nostri piccoli gesti quotidiani, saremo accondiscendenti verso di essa, finiremo per non essere in grado di riconoscere il Grande Corrotto.

La cultura, tuttavia, non potrà mai essere ritenuta elemento sufficiente di per sé a garantire un determinato tipo di reazione. Basti pensare al nazismo, abitato per lo più da persone colte ed amanti dell’arte, e ciononostante capaci di programmare lo sterminio di milioni di ebrei. Ma al di là di tutto ciò, continuo a sostenere che solo la cultura potrà costituire un solido argine di fronte al dilagare della barbarie.

Quale importanza potrà rivestire la nostra capacità di immaginazione, per ciò che riguarda il nostro futuro prossimo?

La bellezza dell'inutile

Nuccio Ordine

Ritengo che il tema dell’immaginazione sia cruciale per il nostro avvenire. Mentre in Europa stiamo letteralmente distruggendo le discipline umanistiche in nome del sacrosanto mercato, esistono Paesi, fra i più tecnologicamente avanzati al mondo, come ad esempio la Corea, che in questo momento hanno deciso di investire massicciamente nelle discipline umanistiche. Si è infatti compreso in anticipo a che punto la scienza e la tecnologia abbiano in realtà bisogno della creatività, che senza immaginazione e fantasia non potrà mai essere coltivata e sviluppata a fondo. Non è affatto un caso che a sostegno di questi tesi abbia scelto di integrare nel mio libro un breve e illuminante saggio di Abraham Flexner, uno dei fondatori dell’Institute For Advanced Study di Princeton. Saranno proprio le scienze umane a costituire un valido sostegno per la ricerca scientifica, proteggendola in questo modo da ogni possibile forma di utilitarismo.

Quali sono i rischi insiti nel possesso?

Il possesso distrugge tutto ciò con cui entra in contatto. Potremmo definirlo come una sorta di re Mida all’incontrario, che invece di trasformare tutto ciò che tocca in oro, lo tramuta in polvere. Nel libro faccio riferimento anche alla dimensione amorosa, nel momento in cui l’idea del possesso si traduce inevitabilmente in sofferenza. In un bellissimo brano presente nella Citadelle di Antoine de Saint-Exupéry, un vecchio saggio berbero afferma che non sarà mai il semplice amore a procurare delle sofferenze, ma il desiderio del possesso dell’altro. Ogni giorno nel mondo assistiamo alla tragica morte di moltissime donne che vengono assassinate dai loro compagni, dai fratelli e talvolta anche dai padri, proprio perché da sempre ritenute amorevolmente in loro possesso. Il desiderio di possesso può portare anche ad uccidere. Lo stesso problema si potrà manifestare con la verità. Credere di possederla definitivamente significa ucciderla, perché così non la si cerca più. È solo attraverso il dubbio che essa potrà mantenersi sempre viva. Gli esseri umani, come abbiamo appreso da Montaigne e Giordano Bruno, e ancor prima da Socrate, sono creature nate per ricercare la verità e non per possederla.

Utile e inutile nell’odierna Europa.

L’Europa che stiamo costruendo ha completamente perduto la sua identità, essendosi trasformata nell’Europa delle banche e della finanza. Non ci troviamo più di fronte a quella che un tempo veniva percepita come l’Europa della cultura. Nel Rinascimento Erasmo da Rotterdam si recava a Venezia per pubblicare i suoi libri e Giordano Bruno faceva lo stesso, soggiornando in diverse città europee, come Londra, Francoforte, Parigi. Ogni luogo poteva essere eletto a propria patria ideale, purché si potesse in esso dialogare, studiare e discutere. Oggi l’Europa non rappresenta invece che la somma di interessi di tanti Stati. Abbiamo vergognosamente lasciato morire migliaia e migliaia di esseri umani nel Mediterraneo, prima di renderci conto che il problema degli immigrati non riguardava solo Grecia e Italia. L’Europa non ha più un’identità. L’unica sua identità è rappresentata dagli interessi di banche e finanza e dal conseguente stato di servitù dei nostri parlamentari. Se non educheremo i giovani all’amore per il bene comune e alla capacità di pensare il gratuito e il disinteressato, ogni cambiamento sarà negato.

La bellezza dell'inutile

Nuccio Ordine e Gerardo Maffei

Quali sono le sue opinioni riguardo alla crisi economica che stiamo vivendo?

Io penso che la crisi che stiamo vivendo sia soprattutto morale e non economica. Recentemente la Corte dei conti ha fatto una serie di approfondite analisi del bilancio dei vari governi regionali e nazionali e abbiamo potuto in questo modo appurare che in Italia il fenomeno della corruzione ci viene a costare quasi 60 miliardi di euro all’anno. Oltre a ciò l’Italia, a causa dell’evasione fiscale, perde ogni anno 120 miliardi di euro. Se noi ci accontentassimo di essere semplicemente delle persone perbene che regolarmente pagano le proprie tasse, senza lasciarsi corrompere in alcun modo, potremmo essere uno dei Paesi più ricchi del mondo e non avere più alcun tipo di problema.

Esiste qualcosa che non si può comprare?

La società odierna si basa sul fatto che la dignità dell’uomo sia quasi esclusivamente rappresentata dal denaro che si è riusciti a guadagnare. Con i soldi in effetti si potrà comperare quasi tutto, persino dei parlamentari e dei giudici, come è recentemente successo in Italia. C’è un’unica cosa che non potrà mai essere acquistata : il sapere. Il sapere infatti richiede uno sforzo individuale che nessun altro potrà svolgere al nostro posto. Il semplice fatto di disporre di ingenti mezzi finanziari, non potrà consentirmi di imparare niente. Solo la cultura quindi potrà rappresentare un’efficace forma di resistenza verso il dominio e il potere assoluto del denaro.

L’intervista è finita. La ringrazio Professore per la sua gentilezza e disponibilità, oltreché per il suo fine pensiero.

Se desiderate approfondire il concetto di utilità e inutilità :

Nuccio Ordine, L’utilità dell’inutile. Manifesto, Bompiani, 2013

 Dello stesso autore :

Nuccio Ordine, Tre corone per un re. L’impresa di Enrico III e i suoi misteri, Bompiani, 2015

Nuccio Ordine, La soglia dell’ombra. Letteratura, filosofia e pittura in Giordano Bruno, Marsilio, 2003

Nuccio Ordine, Contro il Vangelo armato. Giordano Bruno, Ronsard e la religione, Cortina Raffaello, 2006

Nuccio Ordine, Une année avec les Classiques, Les Belles Lettres, 2015

 

Se invece vivete o siete di passaggio a Parigi, per godere di questi libri non dovete far altro che recarvi presso La Libreria, (89, Rue du Faubourg Poissonnière), dove la splendida Florence Raut vi accoglierà, dispensandovi ottimi consigli. Vivrete così un’esperienza unica, oltre a sostenere nel migliore dei modi possibili la vera cultura.